Fiera chiede soldi a soci bastonati.

Non chiedete a Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia, cosa pensa dell’aumento di capitale di Fiera Milano che parte oggi per chiudersi il prossimo 18 dicembre. Maroni, infatti, è inviperito da tempo con Benito Benedini, presidente della Fondazione Fiera (di cui la Regione è socio forte), il maggior azionista della quotata, che ha assicurato che comunque sottoscriverà la partecipazione di sua competenza pari al 62% circa su un totale di massimo 70 milioni di ricapitalizzazione.

L’aumento di capitale, di cui Maroni ha saputo da giornali, parte a prezzi di saldo: gli oltre 31,1 milioni di nuove azioni ordinarie Fiera Milano saranno offerte in opzione agli azionisti al prezzo unitario di 2,245 euro (di cui 0,01 euro imputati a capitale sociale e i restanti 2,235 euro a sovrapprezzo), nel rapporto di 3 nuove azioni Fiera Milano ogni 4 azioni Fiera Milano possedute, per un controvalore massimo pari a 69,8 milioni. Il prezzo di sottoscrizione è stato determinato applicando quindi uno sconto del 31,9% circa rispetto al prezzo teorico ex diritto (TERP) delle azioni calcolato sulla base del prezzo di riferimento di fine settimana scorsa, pari a Euro 4,07.

Il punto è che il titolo Fiera Milano è quello di una società che chiede nuove risorse ai soci ma continua ad andare malissimo in borsa: negli ultimi 6 mesi ha perso il 35% del suo valore e nell’ultimo anno il 37,6%, il 5,5% bruciato solo nell’ultimo mese. L’amministratore delegato Corrado Peraboni, che con nonchalance si è spostato dalla poltrona di direttore generale della Fondazione, dice che le nuove risorse serviranno per fare acquisizioni. Sarà. Chi ci rimette, finora, sono gli azionisti. Che, come se non bastasse, da fine del 2012 non incassano un euro di dividendo.

C’è davvero da chiedersi perché dovrebbero, a cominciare da una Fondazione pubblica che perde soldi, mettere di nuovo mano al portafoglio…

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