Confindustria e la spada nella Rocca.

In Viale dell’Astronomia la voce circola da molto tempo, a ancor prima che si ufficializzassero i quatto nomi dei candidati alla presidenza di Confindustria. Il vero “candidato ombra”, l’uomo finora rimasto dietro le quinte ma che e’ un po’ il king maker della strana situazione venutasi a creare, è Gianfelice Rocca, numero uno in Italia del gruppo Techint-Tenaris e presidente di Assolombarda, la più importante territoriale dell’associazione oggi presieduta da Giorgio Squinzi.
Roca è un uomo talmente morbido da apparire sfuggente. Già per lunghi anni (2204-2012) vicepresidente di Confindustria con la delega poco pesante all’istruzione, già candidato numero poi defilatosi nella corsa del 2013 alla presidenza, oggi siede in posizioni di potere come la Trilateral e l’Aspen Institute. E anche da queste sta organizzando il possibile matrimonio tra “Il Sole 24Ore” e il “Corriere della Sera”, se da quest’ultimo si sfilassero gli Agnelli-Elkann.
Rocca ha giocato la partita confindustriale, invece, con la logica del dividere anziché dell’unire. Spiazzando le diverse anime di Assolombarda ha candidato Alberto Vacchi, che però è bolognese e guida una grande azienda quotata come l’Ima. Non c’è da meravigliarsi se gli industriali di Como, Varese, Bergamo e Brescia si sono risentiti tanto che per la Leonessa è sceso in campo Marco Bonometti, imprenditore ruspante di prima generazione. Non solo perché l’assist di Rocca a Vacchi ha spaccato anche gli industriali dell’Emilia Romagna, dove il candidato numero uno era Gaetano Maccaferri, presidente dell’omonimo gruppo, senza dimenticare Guido Ottolenghi, leader degli imprenditori ravennati ed erede della dinastia già vicina a Carlo De Benedetti.
Così, oltre a Bonometti e Vacchi, s’è delineato un poker di candidati alla presidenza di Confindustria completato dal napoletano Vincenzo Boccia e da Aurelio Regina, presidente degli industriali di Roma, che però di industriale ha poco essendo solo presidente di Manifatture Sigaro Toscano (che è di Maccaferri) e soprattutto partner dell’head hunter Egon Zehnder. Quattro candidati di buona caratura, ma non pesanti a sufficienza per raccogliere fin d’ora almeno il 20% dei consensi come vuole l’iter elettivo. Non solo perché anche i “grandi elettori” (i past president di Confindustria) sono fra loro divisi sul poker: Boccia è spinto da Emma Marcegaglia, Regina da Luigi Abete e Vacchi da Luca Cordero di Montezemolo; mentre Bonometti conta su un possibile sostegno da parte della FCA di Sergio Marchionne.
Il prossimo 17 marzo i quattro presenteranno i rispettivi programmi e saranno sottoposti a un esame delle loro proposte e dei loro consensi fin qui raggiunti da parte dei “saggi”, mentre alla fine dello stesso mese è previsto il voto finale della giunta. C’è però la possibilità concreta che nessuno dei quattro abbia fiato a sufficienza per arrivare al traguardo. Così Rocca aspetta sulla rocca che qualcuno lo invochi come il presidente-salvatore della patria di Confindustria. Prendendosi una rivincita dopo che nel 2013 fu proprio Rocca a candidare Alberto Bombassei, poi sconfitto da Squinzi.

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