Grande guerra di revisori a Milano.

C’è di tutto: anche mille e oltre file scaricati illegalmente su una chiavetta Usb all’una di notte. Tutto questo fa parte di una guerra senz aesclusione di colpi che si è aperta tra due grandi network di società di revisione, che in Italia certificano i bilanci di decine di società, molto delle quali quotate. Questa guerra, per ora, ha un vincitore certo: Mazars, che batte Bdo Italia (legata all’omonimo network, concorrente di Mazars) due a zero.

Lo scontro che si era acceso nei mesi scorsi fra la grande società di certificazione francese e un gruppo di suoi ex è approdato da qualche settimana nelle aule del tribunale di Milano. E pochi giorni fa ha visto Marina Tavassi, presidente della sezione specializzata in materia di impresa, depositare un’ordinanza che sancisce in 30 pagine le ragioni di Mazars e, in sintesi, dispone il sequestro dei documenti riservati attualmente nelle mani di Bdo, lo stop all’utilizzo del software e consente il diritto di recesso per i clienti “trasferiti” a Bdo.
Tutto nasce quando nello scorso luglio alcuni partner di Mazars Italia, in posizione di maggioranza, guidati da Simone Del Bianco, avevano ceduto ad Alpha Audit, in seguito Bdo Italia, il ramo d’azienda di audit, advisory e compliance. La capogruppo Mazars aveva però riscontrato che con questa manovra Bdo Italia, subito associata ad un network concorrente come Bdo, si era accaparrata in blocco tutti i clienti ex Mazars, usando inoltre in modo illegittimo il software audit Mazars “Audisoft V9”, appropriandosi di dati riservati e attuando “un’operazione di concorrenza sleale confusoria sulla base dell’errata convinzione suscitata nella clientela circa l’esistenza di un’aggregazione tra i network Mazars e Bdo”.

Davanti al primo ricorso di Mazars nello scorso ottobre, con decreto “inaudita altera parte” il tribunale di Milano aveva già inibito a Bdo Italia, Bianchi & c. l’ulteriore uso in qualsiasi forma del marchio Mazars e disposto l’acquisizione di documentazione informatica presso la stessa Bdo Italia, nominando il perito Alfio Bongiovanni che esaminasse il tutto e ricostruisse tecnicamente la vicenda. Il perito ha rinvenuto mille e 84 file identici per nome e contenuti tra i reperti di Mazars e quelli della chiavetta Usb di Del Bianco, dove erano stati trasferiti all’una di notte del 2 agosto scorso. All’udienza dello scorso gennaio, davanti all’evidenza di tali prove, Bdo aveva consentito alla risoluzione consensuale in 173 casi di clienti per un valore di 5 milioni di euro e 800 mila euro di fatturato.

Il giudice Tavassi, però, va oltre e nell’ordinanza di pochi giorni fa, respingendo tutte le richieste di Del Bianco & c., conclude che “sono emerse prove che Bdo Italia, Del Bianco & c. avevano effettuato accessi in maniera abusiva al sistema informatico di Mazars” e che il numero dei file Bdo Italia “aventi nome e contenuto identici a quelli del portale Mazars appare significativo a dimostrare un comportamento di indebita appropriazione o di indebito utilizzo da parte di Del Bianco – o di altre persone fisiche che meglio potranno essere individuate nel successivo giudizio di merito – di documenti che erano stati allo stesso comunicati e dallo steso detenuti nel suo ruolo di presidente del board della ex Mazars Italia”. “Fondato”, poi, pare al giudice l’addebito di uso illegittimo del marchio Mazars da parte di Bdo Italia successivamente alla cessione, contribuendo “a ingenerare nella clientela una falsa rappresentazione di continuità e associazione fra i due gruppi”. Così l’ordinanza, confermando il decreto di ottobre, apre la porta al successivo giudizio.

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