Unicredit e l’ex del Santander.

Potrebbe essere un grande banchiere di origini portoghesi ma saldamente ancorato nella City il nuovo capo di Unicredit. Nonostante le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane di sondaggi fatti su Andrea Orcel, capo dell’investment banking di Ubs e su Flavio Valeri, capo di Deutsche Bank in Italia, indiscrezioni che non risultano confermate dagli interessati; molti indizi portano invece a individuare in António Horta Osório il possibile successore di Federico Ghizzoni se sarà raggiunto l’accordo fra tutti gli azionisti dopo le bordate sparate da un socio pesante come Leonardo Del Vecchio che ha auspicato discontinuità gestionale per la banca di Piazza Gae Aulenti.
E se, soprattutto, naufragherà il pressing del vicepresidente Fabrizio Palenzona di far nominare ceo Paolo Fiorentino, spostando Ghizzoni alla presidenza.

La cosa interessante è che con Horta Osório torna ad affacciarsi in Unicredit il gigante spagnolo Santander che proprio con la banca italiana e la sua controllata Pioneer Asset Management ha da poco stretto una grande alleanza nel risparmio gestito dalla quale nascerà un big player europeo del settore. Horta Osório prima di assumere nel 2011 la carica di chief executive officer dell’inglese Lloyds Banking è stato infatti per quasi vent’anni il braccio destro di Don Emilio Botin, leggendario padre-padrone della banca spagnola la cui conduzione, dopo la scomparsa di Emilio, è stata affidata alla figlia Ana.
Horta Osório, “best banker” nel 2013 per Euromoney, sposato con 3 figli, ha condotto Lloyd Banking fuori dalle secche dopo il salvataggio del governo inglese e lo scorso anno per la prima volta dal 2008 ha remunerato i soci con 2 miliardi di sterline di dividendo. Musica per gli azionisti di Unicredit. Anche in prospettiva di un possibile aumento di capitale della banca che potrebbe vedere alzuni soci forti (a iniziare da Fondazione CariVerona) diminuire le proprie quote, magari per favorire lo sbarco degli iberici.

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