Cdp, Costamagna e la Goldman di ritorno.

Cassa Depositi e Prestiti fa un favore al Mef rilevando il 35% di Poste italiane e Cdp, nel contempo, fa un favore a Goldman Sachs. La grande banca americana, infatti, è stata advisor finanziario dell’ente presieduto da Claudio Costamagna e guidato da Fabio Gallia nell’aumento di capitale del controvalore di oltre 2,9 miliardi riservato al Ministero dell’Economia e delle Finanze da liberarsi mediante il conferimento di una partecipazione nell’azienda postale.

C’è solo da osservare che Costamagna, prima di essere nominato dal governo Renzi a presidente di Cdp, entrò in Goldman Sachs nel 1988 e da lì ha fatto un  brillante cursus honorum nella più importante (assieme a JP Morgan) banca di Wall Street. Ci entrò come responsabile investment banking Italia, per poi diventare responsabile Italia e chairman di Goldman Sachs SIM. Nel 1999 venne nominato co-head della divisione investment banking per l’Europa, Medio Oriente ed Africa (Emea) e membro dello European Management Committee e del Global Partnership Committee. Infine, tra il 2004 e 2006 – anno nel quale lasciò la banca – ricoprì il ruolo di presidente della divisione investment banking per l’area Emea.

Sarebbe interessante sapere quanto costa alla Cdp di Costamagna la commissione di advisory pagata alla banca di cui lo stesso Costamagna è stato dipendente per 18 anni. Negli Stati Uniti Goldman Sachs è finita più volte sotto accusa per il sistema delle “porte girevoli” tra alti papaveri della banca e l’amministrazione pubblica, soprattutto democratica. In Italia non siamo da meno.

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