Il Corpus Domini e il samurai.

29 maggio 2016 Festa del Corpus Domini

Gv 6, 51 “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.

Il suicidio di uno scrittore è uno degli incerti del mestiere. Il suicidio di uno scrittore definito “di destra” è uno scandalo di cui conviene sbarazzarsi presto. Dominique Venner, suicidatosi con un colpo di pistola il 21 maggio del 2013 nella cattedrale di Notre Dame, è una grande rimozione della cultura e della vita francese. Fortunatamente a rimuovere la rimozione provvede l’edizione italiana della sua ultima opera, “Un samourai d’Occident” appena uscita per i tipi di Settimo Sigillo.

E’ la testimonianza finale di un militante politico certamente, ma anche e soprattutto di un politico, di uno storico, di un saggista e, lo scopriamo qui, di un raffinato conoscitore dell’antichità classica. E’ un libro scomodo all’inizio, che mette a disagio: un atto d’accusa verso un’Europa che sta naufragando sotto la pressione di un’immigrazione selvaggia in Francia avvertita con particolare crudezza e che sta così perdendo definitivamente la sua coscienza di “culla della civiltà” umana. Per lo scrittore francese l’Europa può salvarsi solo riconquistando, attraverso la “rivoluzione della Tradizione”, la propria identità, con un ritorno alle fonti spirituali della propria essenza, con una lettura rinnovata dei propri poemi fondatori, soprattutto dell’Iliade che Venner dimostra di amare e conoscere in profondità.

“Un samurai d’Occidente” vuole essere un “breviario” per tracciare un’altra visione del mondo e della vita, che attinge alle fonti europee più autentiche: famiglie, nazioni e comunità viventi. I sei consigli “per esistere e trasmettere” alla fine del libro sono una guida preziosa di umanesimo ai tempi difficili, come concedersi ogni giorno qualche minuto di lettura, camminare nella natura, coltivare la bellezza.

Venner era un pagano e non s’è confrontato con la sfida – e lo scandalo – del Nazareno.

Ma ciò per cui ha lottato, che ha visto, cha letto e ha capito è materia su cui riflettere. “Esistere – dice – è combattere quello che mi nega. Essere un ribelle non consiste nel collezionare libri proibiti, sognare complotti fantasmagorici o darsi alla macchia nei Carpazi. Significa essere legge a sé in virtù di una fedeltà a una legge superiore. Aggrapparsi a se stessi di fronte al nulla. Badare a non guarire mai della propria gioventù”.

 

 

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