Micheli non concede il bis.

Francesco Micheli, abile finanziere e raffinato melomane, alla vigilia dei suoi 80 anni ottimamente portati non concede il bis ai soci. Il 2015 era stato infatti l’anno del primo dividendo per gli azionisti di Genextra, società biotech fondata dallo stesso Micheli e dall’amico di sempre e noto oncologo Umberto Veronesi e che annovera un parterre importante di soci, dallo stesso Micheli a Intesa Sanpaolo e Pirelli, da Bpm a Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle fino ai Toti. Il 2016, invece, li vedrà restare a bocca asciutta.

Qualche giorno fa, infatti, a Milano l’assemblea di Genextra ha deciso di rinviare a nuovo la perdita di 5,4 milioni di euro verificatasi nei conti del 2015. Il rosso è dovuto alle svalutazioni su partecipazioni che anno su anno sono passate da 2,5 a 6,5 milioni e che si riferiscono per 396 mila euro al 100% di Congenia, per 447 mila euro al 100% di Dac e per oltre 2,8 milioni di euro ciascuna al 71,2% di Tethis e al 43,1% di EryDel. Tethis nel 2015 ha perso 2,5 milioni e quest’anno ha avuto alcuni problemi legati al prodotto così come EryDel ha accumulato un rosso di circa 5 milioni.

Il cedolone del 2015 fu garantito ai soci di Genextra dalla plusvalenza di circa 70 milioni realizzata cedendo in borsa al Nasdaq azioni della partecipata Intercept Pharmaceuticals per un incasso di 97,7 milioni di dollari, azienda di cui ora Genextra è rimasta azionista col 26,5%. Intercept, però, nel 2015 ha perso circa 205 milioni di dollari e nel bilancio di Genextra risulta in carico a 24,5 milioni di euro, con un delta negativo di 121 milioni rispetto alla corrispondente valutazione col metodo del patrimonio netto. “Il valore di carico – dice però Micheli nella nota integrativa – risulta ampiamente supportato dal valore del titolo Intercept sul mercato”. A fine 2015 Intercept era valorizzata al Nasdaq per circa un miliardo di dollari: di qui nessun problema per Micheli & soci a garantire la continuità aziendale di Genextra.

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