Il Garofano sfiorisce, addio Valori.

Porta le firme degli avvocati Francesco Carbonetti di Roma ed Elisabetta Castelnovo di Milano l’atto di 27 pagine, depositato pochi giorni fa al tribunale di Milano che certifica la crisi della quotata Industria e Innovazione (Indi) presieduta da Giuseppe Garofano e la fine della più volte ventila aggregazione con La Centrale Finanziaria Generale (Lcfg) presieduta da Giancarlo Elia Valori.

I legali chiedono l’ammissione alla procedura di concordato preventivo con riserva di conversione in accordo di ristrutturazione dei debiti.

Indi, nata nel 2006, dopo l’iniziale attività immobiliare ha perseguito l’aggregazione nel settore energetico col gruppo Gavio. “Tuttavia tale riposizionamento – spiegano i legali – è risultato fortemente rallentato dalle difficoltà che la società ha incontrato nella dismissione dei propri assets immobiliari”. Indi si è venuta così a trovare “in una situazione di tensione finanziaria” causa il mancato perfezionamento dell’accordo gruppo Gavio, anche per il cambio di management dello stesso dopo la scomparsa del patron Marcellino e l’assunzione della guida nelle mani del figlio Beniamino.

A quel punto nel febbraio dello scorso anno era stato varato un complesso progetto di riorganizzazione, ricapitalizzazione e risanamento di Indi attraverso un accordo di investimento con Lcfg. L’accordo era però condizionato a un piano da sottoscriversi tra Indi e le banche creditrici. “Le trattative sino a ora condotte col ceto bancario – spiega ancora l’atto – hanno evidenziato una serie di disomogeneità tra i singoli istituti interessati: tali posizioni, in alcuni casi diametralmente opposte, hanno di fatto impedito il raggiungimento dell’obiettivo”. Di qui anche il rinvio dell’assemblea per l’approvazione del bilancio 2015 e la domanda al tribunale che contempla la possibilità di valutare “ipotesi alternative” al matrimonio con Valori e di avere più tempo per negoziare coi creditori, per arrivare ad un accordo di ristrutturazione del debito. Indi chiede anche ai giudici, nel frattempo, di poter reperire risorse nel periodo pre-concordatario pari a 450mila euro per meglio valorizzare il patrimonio immobiliare e mantenere lo status di società quotata.

La società, infine, pur non dettagliandolo, anticipa che la proposta di conversione in accordo di ristrutturazione dei debiti prevede un piano con orizzonte temporale quinquennale, trasferendo gli asset ad alcuni fondi immobiliari e aumentando il capitale per far entrare nuovi soci.

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