Linkiesta.it batte ancora cassa.

Non ci sono solo le dolenti note de “Il Sole 24Ore” a rendere cupo il panorama dell’editoria italiana. Anche i modelli di business basati solo sul web, infatti, fanno acqua. Lo prova il bilancio 2015 di Editoriale Linkiesta.it, che pubblica l’omonimo sito, società che pure annovera azionisti eccellenti di minoranza come Andrea Guerra (già ceo di Luxottica e oggi numero uno di Eataly), il banchiere Pietro Modiano presidente della Carlo Tassara di Romain Zaleski, Orlando Barucci banker della scuderia di Guido Roberto Vitale, Francesco Perilli ceo di Equita sim presieduta da Alessandro Profumo, il gestore di hedge fund Luca Orsini (che cedendo le sue azioni Rcs a Urbano Cairo è stato un fattore importante nella conquista del “Corriere della Sera”) e Salvatore Bragantini.

L’esercizio si è chiuso con una perdita di oltre 615.000 euro su un fatturato risicato di 160.000 euro e questo nonostante la gestione dello scorso anno sia stata di “lacrime e sangue” per la contrazione del numero dei redattori. Senonché alla perdita del 2015 si è aggiunto un rosso di altri 145.000 euro da gennaio a marzo di quest’anno e così il primo aumento di capitale varato a settembre del 2015 è andato interamente bruciato. Perciò è necessario, spiega la nota integrativa, che i soci mettano nuovamente mano al portafoglio perché “il consiglio prevede che il 2016 si chiuda ancora in perdita”, e “immagina che si possa raggiungere un sostanziale equilibrio finanziario nell’esercizio 2017”. Così la drastica cura contabile prevede l’azzeramento del capitale esistente di 145.000 euro e una ricapitalizzazione di 400.000 euro da sottoscrivere entro fine di quest’anno. Ne va della continuità aziendale, sulla quale il collegio sindacale della società non si è espresso.

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