Tempesta al Sole, aumento in salita.

La tempesta giudiziaria che si è abbattuta oggi sul Sole 24 Ore rischia di rendere molto più complicato l’aumento di capitale, affidato alla regia di Intesa Sanpaolo con la consulenza di Vitale & Co., aumento indispensabile perché il quotidiano di Confindustria abbia ancora un futuro. Fra gli indagati dalla Procura di Milano risultano fra gli altri, con l’ipotesi di reato di false comunicazioni sociali, Roberto Napoletano, direttore in carica del quotidiano di Confindustria responsabile anche di Radio 24 e dell’agenzia di stampa Radiocor; Benito Benedini, ex presidente della casa editrice durante la presidenza confindustriale di Giorgio Squinzi, nonché ex presidente di Fondazione Fiera Milano e di Assolombarda; e Donatella Treu, già amministratore delegato e direttore generale del gruppo quotato in Borsa, uscita con 1,2 milioni di euro per lasciare il posto a Franco Moscetti.

Le gravi perdite finora evidenziate e la necessità di finanziare il nuovo piano industriale rendono necessaria una ricapitalizzazione di almeno 100-120 milioni di euro. Chi li mette? La Confindustria di Vincenzo Boccia pare intenzionata a versare solo 20 milioni (e le territoriali dell’associazione non vogliono certamente svenarsi) e altri 20-30 milioni potrebbero a Boccia da Intesa Sanpaolo, magari mettendo in garanzia la sede di Confindustria in Viale dell’Astronomia a Roma. E il resto? Un’idea che circola in ambienti finanziari è quella di varare un aumento di capitale in parte limitata in denaro e in parte più consistente reperire risorse mediante l’emissione di un prestito obbligazionario. Scadenza e rendimento del bond sono tutti da mettere a punto, così come l’identità del vero futuro editore (o editori) del quotidiano oggi di Confindustria.

Il deficit patrimoniale è stata indicato pochi giorni fa, da un comunicato della casa editrice, ai limiti ormai dell’articolo 2447 del codice civile, cioè del caso di “riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale”, con un valore di patrimonio netto negativo della società di 7 milioni dopo l’effetto della svalutazione derivante dai 19 milioni dell’impairment test, termometro che verifica che le attività in bilancio siano iscritte ad un valore non superiore a quello effettivamente recuperabile.

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