Il falò della Fiera.

Sarà davvero curioso vedere quale cilindro dal cappello estrarrà Giovanni Gorno Tempini, banchiere di scuola bazoliana, presidente di Fondazione Fiera di Milano, quando fra pochi giorni dovrà indicare il nuovo amministratore delegato della controllata Fiera Milano che verrà nominato dall’assemblea del 21 aprile.

Già, perché il disastro della gestione dell’ex ceo Corrado Peraboni voluto dall’ex presidente della Fondazione, quel Benito Benedini appena indagato per false comunicazioni sociali in quanto ex presidente del Sole 24 Ore, è finalmente sotto gli occhi di tutti. Peraboni, che ricordiamo già direttore generale della fondazione, leghista della prim’ora e difeso strenuamente dal governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni, ha dovuto lasciare sotto la pressione della procura di Milano che ha acceso un faro sulle infiltrazioni mafiose in Nolostand, controllata di Fiera Milano.

Il bilancio 2016 appena approvato evidenzia i risultati deficitari della gestione Peraboni. I ricavi consolidati sono crollati anno su anno da 335 a 221 milioni, il mol è precipitato da 43,5 a 3,7 milioni mentre l’ebit è addirittura negativo per 23 milioni (era positivo per 13,44 milioni nel 2015) penalizzato da svalutazioni la cui identità sarà interessante scoprire fra qualche giorno. Così l’anno si è chiuso con una perdita netta consolidata di quasi 23 milioni a fronte del minutile di 429mila euro del 2015.

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