Bonifaci all’ultimo mattone.

Non è servito vendere “Il Tempo” agli Angelucci: Domenico Bonifaci si arrende. Pochi giorni fa, infatti, a Roma davanti al notaio Vincenzo Ferrara si è presentato Antonino Testa, nella sua qualità di amministratore unico di Gruppo Bonifaci srl, holding dell’omonimo costruttore romano e ha fatto mettere a verbale che “considerata la crisi finanziaria in cui versa la società”, ha deciso di presentare domanda di concordato, con riserva di presentazione della relativa proposta, al tribunale capitolino incaricando i legali Antonio Auricchio, Stefano Bucci, Gabriele Arcuri e Luigi Romanzi.

Proprio Testa, firmando il bilancio 2015, aveva espresso ottimismo circa la continuità aziendale del gruppo che aveva chiuso l’anno con una perdita civilistica di 20,4 milioni di euro, quasi triplicata dal passivo di 7,8 milioni del precedente esercizio e con un rosso consolidato peggiorato anno su anno da 8 a quasi 33 milioni. Il gruppo di Bonifaci, con un attivo di 502 milioni comprensivo di terreni e fabbricati per 130 milioni, rimanenze per 241 milioni e crediti per 96 milioni, è appesantito da 450 milioni di debiti (di cui 155 milioni verso banche) a fronte di un fatturato di poco superiore ai 31 milioni su cui incidono costi per 71 milioni.

Non a caso il revisore Bdo aveva contestato cinque voci contabili circa le quali non aveva acquisito «ulteriori elementi probativi e sufficienti a dimostrazione dei maggiori valori iscritti in bilancio sulle immobilizzazioni e sulle rimanenze e della piena recuperabilità dei crediti di natura fiscale», per un controvalore complessivo di circa 18 milioni. Ora la parola passa al tribunale.

 

 

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