Bsi, dolori italiani del tycoon greco.

Bufera sulla Banca della Svizzera Italiana, la private bank comprata meno di un anno fa da Efg International, il braccio creditizio svizzero del magnate greco Spiro Latsis, intimo fra l’altro dei reali inglesi. La Banca d’Italia, infatti, ha avviato il procedimento per la chiusura della succursale italiana della Bsi Europe, la lussemburghese che controlla Bsi, e vietato alla stessa di intraprendere nuove operazioni. In soldoni si tratta di chiudere le filiali di Milano e Como che hanno masse gestite per meno di un miliardo di euro. In conseguenza di ciò, la succursale potrà effettuare operazioni al fine di consentire alla clientela il ritiro delle proprie disponibilità o il trasferimento delle stesse.

Come mai un provvedimento così drastico? Via Nazionale dice che in seguito ad ispezioni condotte nello scorso ottobre “sono emerse gravi violazioni della normativa in materia di antiriciclaggio, con rischio di reiterazione delle irregolarità”. Da Zurigo, quartier generale di Efg International (che controlla la svizzera Efg Bank) gettano acqua sul fuoco e dicono di essere in contatto con Banca d’Italia, oltre a precisare che le irregolarità si riferiscono al periodo precedente il closing dell’acquisto di Bsi e che nessun conto è stato bloccato. Lo scorso 3 maggio Efg International aveva comunicato di aver completato la fusione di Bsi Europe (e quindi anche della succursale italiana) in Efg Bank Luxembourg.

Bsi, di proprietà delle Assicurazioni Generali che l’avevano poi venduta alla brasiliana Btg Pactual e da questa ceduta a Latsis, è stata al centro del grande scandalo internazionale che ha coinvolto il fondo sovrano malese 1MDB scoppiato nel 2015: il sospetto è che per tramite di 1MDB siano stati sottratti fondi statali, dirottati verso conti del primo ministro malaysiano Najib Razak e persone a lui vicine. Sono stati distratti ben 3,7 miliardi di euro, di cui 1 miliardo finito nella disponibilità del premier malese. Dentro allo scandalo, oltre a Bsi, ci sono tutti da Goldman Sachs a Deutsche Bank, da Standard Chartered a Jp Morgan, da Ubs a Citigroup. E c’è finito pure Khadem Al Qubaisi, già numero uno di Ipic ed ex vicepresidente di Unicredit, il fondo di Abu Dhabi diventato azionista pesante di Unicredit per i buoni uffici dell’ex vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo col veicolo Aabar.

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