Un posto al Sole per il Drago Renzo.

Mentre fervono i preparativi per l’aumento di capitale de Il Sole 24 Ore, la cui entità secondo alcuni sarà insufficiente a raddrizzare le sorti del gruppo quotato presieduto da Giorgio Fossa e guidato da Franco Moscetti, ha fatto molto discutere nei giorni scorsi il via libera all’offerta proveniente dal fondo di private equity Palamon Capital Partners per comprare il 49% dell’Area formazione ed eventi del Sole. Si è discettato sulla congruità dei valori di quest’operazione considerato che il fondo ha valutato l’area circa 80 milioni di euro a fronte di un fatturato di 21 milioni e di un ebitda di 2,1 milioni.

Ma più interessante è soffermarsi sul compratore perché a ben guardare dentro il fondo di private equity si scopre una vecchia conoscenza dell’editoria italiana ma al contempo un nome di peso della finanza tricolore: si tratta di Renzo (detto Lorenzo) Pellicioli che è entrato in Palamon Capital Partners nel 2008 come membro del Board of Advisers. Il suo curriculum all’interno del sito del fondo parla appunto di diverse posizioni apicali da lui ricoperte in settori che vanno dai media alle telecomunicazioni, da ceo di Seat Pagine Gialle fino agli incarichi di oggi: presidente di Dea Capital, consigliere di De Agostini, vicepresidente di Igt e consigliere di Assicurazioni Generali. Nel board del colosso di Trieste Pellicioli siede come rappresentante delle famiglie Boroli-Drago ai quali fece vendere, con la regia di Mediobanca, la Toro proprio a Generali con laute plusvalenze.

“Senza Unicredit, Mediobanca sarebbe preda di Pellicioli”. Così parlò una volta Cesare Geronzi che dal potentissimo manager dei Boroli-Drago legato a doppio filo ad Alberto Nagel, amministratore delegato dell’istituto di Piazzetta Cuccia, fu defenestrato dalla presidenza delle Generali. In quell’occasione i Boroli-Drago e Pellicioli si mossero all’unisono, oltre che con Nagel, anche con un altro azionista pesante del Leone di Trieste, Francesco Gaetano Caltagirone. Proprio quel Caltagirone indicato oggi da molti come futuro editore del quotidiano confindustriale, che magari più realisticamente potrebbe metterci le mani condividendo il rischio con le due famiglie proprietarie della De Agostini e il loro onnipresente manager che ha già comprato un pezzo importante del Sole e che di editoria ben se ne intende avendo fra l’altro un importante passato in Mondadori

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