Autunno più triste per Vacchi.

Sarà un po’ più triste l’autunno di Gianluca Vacchi, l’imprenditore “blogger dancer” che animò l’estate del 2016 e, in misura minore, anche quella di quest’anno. E’ stato infatti appena depositato il bilancio 2016 della sua Cofiva Holding che evidenzia un utile di 8,5 milioni di euro in calo dai 14,6 milioni di un anno prima, profitto mandato tutto a riserva. La cassaforte di Vacchi, presieduta dalla madre Mariella Fantoni e partecipata da Bernardo Vacchi (fratello di Gianluca), detiene il 25% di quella First Investments i cui titoli sono finiti in pegno a BancoBpm che aveva erogato un finanziamento per l’acquisto della villa dell’imprenditore in Sardegna. Ciò detto il calo dei profitti è imputabile alla voce “proventi da partecipazioni” scesa anno su anno da 17 a 10,4 milioni e riferibile quasi interamente al minore dividendo distribuito dalla lussemburghese Cofiva che possiede una partecipazione nella quotata Ima guidata da Alberto Vacchi, cugino di Gianluca.

Su un totale di attivo di 56,1 milioni, Cofiva Holding ha immobili per 7,2 milioni, partecipazioni per 17 milioni e crediti per 31 milioni. Gli immobili sono un complesso a Castenaso (Bologna) che ospita un golf a 9 buche, integrato da piscina, resort, solarium, ristorante ed albergo. Le partecipazioni sono le controllate Cofiva (3,6 milioni di valore di carico), Boato Holding (3,5 milioni), Lamp e GVLIfestyle oltre alla citata partecipata First Investments. C’è da dire che nel 2016 tramite la lussemburghese Vacchi ha iniziato a fare affari immobiliari negli Stati Uniti, costituendo la newco Cofiva Usa Corp.; mentre sono state svalutate le quote in Boato Holding (256mila euro), GVLifestyle (124mila euro) e Lamp (81mila euro).

Con un patrimonio netto di 21,7 milioni, la holding di Vacchi ha però debiti per 34,3 milioni di cui 21,5 milioni verso First Investments e 12 milioni verso banche, di cui 8,2 milioni a breve. Si tratta perlopiù di mutui erogati da Carisbo, Banca di Bologna e Bcc Felsinea oltre a quello citato da BancoBpm. Si spiega così perché la posizione finanziaria netta a debito sia ancora di 3,1 milioni, pur in lieve calo dai 37 milioni del 2015: “Tale rilevante indebitamento finanziario in rapporto ai mezzi propri della società – spiega però la relazione sulla gestione – è bilanciato sotto il profilo sostanziale dai plusvalori insiti negli asset posseduti rispetto al valore contabile degli stessi”.  E il plusvalore è quasi tutto nella quota della Ima.

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