Giochi “rosa” in Confindustria.

Giochi “rosa” ai piani alti di Confindustria. Mentre fa discutere l’endorsment del presidente Vincenzo Boccia a favore di Luigi Di Maio, con anticipo rispetta alla scadenza del suo mandato nel 2020 sono infatti iniziati i giochi per la poltrona più alta dell’associazione degli industriali italiani e a correre in prima fila c’è Antonella Mansi, oggi vicepresidente per l’organizzazione e che già era stata fra i “papabili” alla successione di Giorgio Squinzi.

La Mansi in nome di Confindustria presiede anche Retindustri e Sipi, ma soprattutto quella Aedificatio cui è intestato il patrimonio immobiliare dell’associazione. Come imprenditrice, invece, presiede la Hadri Tanks, controllata dalla Nuova Solmine di cui è amministratore delegato, azienda che opera nel settore chimico producendo acido solforico e nell’impianto di Serravalle Scrivia è attiva anche nel recupero di rifiuti industriali contenenti zolfo ad alto potere calorifico. Il controllo della Nuova Solmine è della Solmar, ove compaiono cinque soci (il primo dei quali è l’imprenditore romano Vittorio Paoletti) e dove la Loram della famiglia Mansi ha solo il 18,3% e a sua volta della Loram la vicepresidente di Confindustria che ambisce alla presidenza ha solo il 25%.

Caratura industriale a parte, la Mansi si è però sempre mossa con abilità a cavallo tra economia e politica come dimostrano la simpatia verso l’ex premier Matteo Renzi, il suo passaggio alla presidenza della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e recentemente la sua frequentazione di Domenico Arcuri, numero uno di Invitalia e candidato fra gli altri alla presidenza di Cassa Depositi e Prestiti.

Per preparare la corsa alla presidenza la Mansi ancora buna volta dimostra di saper navigare tanto che sta raccogliendo consensi per la proposta – emersa giovedì scorso a Genova durante la riunione dei direttori di Confindustria – di reintrodurre il Consiglio Direttivo dell’associazione, soppresso quattro anni fa dalla riforma, e accontentare così i grandi “soci” di Viale dell’Astronomia, a partire dai gruppi pubblici che non si sentono adeguatamente rappresentati nel Consiglio Generale di 160 membri. Perché ciò avvenga la Mansi ha bisogno dell’indispensabile appoggio di Marcella Panucci, potente direttore generale di Confindustria. Che però proprio recentemente è entrata in forte attrito con lo stesso Boccia il quale non a caso ha chiamato a Roma da Fiera Milano Media il manager Antonio Giovanni Greco, fra l’altro con un passato a Il Sole 24 Ore, per farne il futuro direttore generale.

 

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