Dolce & Gabbana, pace salata col fisco Usa.

Quattro anni fa la Cassazione assolse Stefano Dolce e Domenico Gabbana dall’accusa di evasione fiscale dopo che nel 2013 la Corte d’appello di Milano aveva condannato i due stilisti a un anno e sei mesi. Ma fra l’Italia e gli Stati Uniti c’è di mezzo un oceano e negli Usa, dove D&G hanno un ricco mercato, la musica è diversa. Così Dolce & Gabbana hanno accettato di pagare 34,3 milioni di euro (l’equivalente di 47,7 milioni di dollari) al fisco a stelle e strisce per chiudere una vicenda che si trascina dal 2012. In quell’anno infatti l’Internal Revenue Service (IRS), l’erario americano, dopo una verifica fiscale di routine operata sulla controllata Dolce & Gabbana USA Inc. sui periodi dal 2009 al 2011, aveva contestato alla società un importo di 15 milioni di dollari. Gli 007 del fisco oltreoceano avevano indagato sui prezzi di trasferimento delle merci che avrebbero determinato omesse ritenute e imposte.

Come avevano reagito i due stilisti alle accuse dell’IRS? D&G avevano sì ritenuto le valutazioni non motivate nel merito e che se, qualora accettate, avrebbero generato una illegittima doppia tassazione giuridica in Italia della stessa materia imponibile. Tuttavia Dolce & Gabbana si erano dimostrati morbidi nei confronti dell’erario a stelle strisce e hanno cercato in questi anni di definire una transazione monetaria amichevole (Mutual Agreement Procedure, MAP) usando gli strumenti concessi dalla convenzione bilaterale tra l’Italia e gli Stati Uniti. Non solo: avevano chiesto e ottenuto dall’italiana Agenzia delle Entrate e dall’americano IRS l’apertura di una procedura specifica (Bilateral Advance Pricing Agreement, BAPA) finalizzata ad evitare la doppia transazione anche per i periodi successivi a quelli oggetto di accertamento.

Ebbene: il bilancio 2017 della D&G srl, la cassaforte dei due stilisti, riferisce che “nell’esercizio le competenti amministrazioni fiscali coinvolte hanno formalizzato il raggiungimento dell’accordo in forza del quale è stato necessario rideterminare l’entità della pretesa erariale in favore dell’amministrazione fiscale statunitense per complessivi 47,7 milioni di dollari”, cioè più di 3 volte la richiesta iniziale. E D&G srl “ha tempestivamente comunicato la propria volontà di accettare tale accordo”. Dolce & Gabbana precisano però che per loro “resta totalmente impregiudicata la facoltà di adire le vie contenziose qualora l’esito della procedura BAPA, ancora ignoto, non sia quello auspicato”.

 

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