Le “fake news” dell’ex n.1 della Consulta.

Anche emeriti giudici e accademici possono perdere in tribunale. Ne sa qualcosa Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, che ha dovuto incassare recentemente una secca sconfitta contenuta nella sentenza emanata dalla prima sezione civile della Corte d’Appello di Roma che ha confermato la multa di 400.000 euro comminatagli nel 2010 dalla Consob. Baldassarre aveva chiesto ai giudici di riformare la delibera Consob n. 17538, con conseguente restituzione della somma corrisposta di 420.991,32 euro (multa con interessi), a titolo non dovuto e di condannare Consob al risarcimento per danni all’immagine e alla reputazione, da liquidarsi nella somma di 500.000 euro o nella diversa somma fissata in via equitativa. In via subordinata aveva chiesto addirittura di rimettere gli atti del procedimento alla Corte Costituzionale e di riformare parzialmente la delibera Consob stabilendo la riduzione ad equità dell’ammontare della sanzione irrogata per la corresponsabilità successivamente riconosciuta, dalla stessa Consob, di altri soggetti e per l’infondatezza dell’aggravante comminata.

Ovviamente in giudizio la Consob s’era opposta, chiedendo di rigettare il ricorso in quanto inammissibile e, comunque, infondato. E così accogliendo analoga richiesta della Procura Generale della Repubblica, la Corte ha dichiarato “non rilevante e manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale” e quindi “inammissibile la domanda di risarcimento danni”; infine rigettando “l’opposizione avverso la delibera Consob n. 17538 del 25 ottobre 2010.

La Consob aveva sanzionato Baldassarre sia con la maximulta sia con la perdita per quattro mesi dei requisiti di onorabilità, per aver adottato una condotta illecita accreditando, tra agosto e dicembre 2007, l’esistenza di una cordata pronta a rilevare Alitalia. Consob scrisse allora che Baldassarre, già presidente della Rai e della Corte Costituzionale, “ha rilasciato alla stampa molteplici dichiarazioni in un arco di tempo considerevole (agosto-dicembre 2007), così ponendo in essere una condotta illecita volta ad ingenerare il convincimento, rivelatosi errato e comunque fuorviante, circa l’effettiva esistenza di una cordata di imprenditori interessati all’acquisizione della quota di capitale di Alitalia posta in vendita dal ministero dell’Economia e delle Finanze”. Baldassare, ricostruì la Consob nella delibera, “ha diffuso, nel periodo agosto-dicembre 2007 – attraverso reiterate dichiarazioni dal medesimo rilasciate e pubblicate dalla stampa – informazioni false e comunque idonee a fornire indicazioni false e fuorvianti in merito alle azioni Alitalia, che hanno accreditato la sussistenza di una “cordata” di imprenditori italiani e stranieri dotati delle risorse finanziarie e tecniche necessarie a rilevare la quota del capitale di Alitalia […] laddove, invece, nessuno dei soggetti di volta in volta partecipanti alla cordata ha mai assunto in concreto l’impegno a mettere a disposizione le risorse necessarie a sostenere l’iniziativa”. La decisione della Consob tenne anche conto che Baldassarre ha potuto accreditare queste dichiarazioni come credibili “in ragione delle prestigiose cariche, istituzionali e non, ricoperte in passato dal professor Baldassarre”. Ora quelle fake news sono sancite come tali e Baldassarre si può consolare di essere stato assolto nel 2016 dall’accusa di aggiotaggio legata proprio a quei fatti.

 

 

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