Peyrano, cioccolato amaro.

Fine amara per il più noto cioccolato torinese. Vittoria Nosengo, giudice delegato del tribunale del capoluogo piemontese, ha infatti ammesso qualche giorno fa alla procedura di concordato con riserva la Jacopey Cioccolato Peyrano srl, nominando Edith Lo Mungo commissario. Il magistrato ha quindi accolto il ricorso presentato dagli avvocati Andrea Bettini e Filippo Pastorini per conto dell’azienda sita in Corso Moncalieri che Bruna e Giorgio Peyrano hanno ripreso in mano tra il 2010 e il 2011, dopo il fallimento della società legata al gruppo napoletano Maione (che nel 2002 aveva rilevato marchio, negozi e laboratorio) con l’obiettivo di riportare il cioccolato di Peyrano, il laboratorio fondato nel cuore di Torino da Antonio Peyrano nel 1915 da cui uscivano anche i Gianduiotti per Casa Savoia, tra i brand del made in Italy che conta.

Il ricorso spiega che nell’ultimo triennio il fatturato è calato sensibilmente dagli 1,1 milioni di euro del 2015 ai 724 mila euro dello scorso anno, ma la società è stata messa in ginocchio dalla mole dei debiti pari a 4,9 milioni di cui 2 milioni verso banche e 1,6 verso Inps ed erario. “Il mutamento del mercato – dettaglia il ricorso -, l’incremento della concorrenza, la riduzione della domanda di prodotti dolciari di alta artigianalità a favore di quelli della grande distribuzione” ha accentuato la crisi. Anche se non sono giunte istanze di fallimento, gli azionisti hanno chiesto il concordato per presentare un piano che mantenga l’azienda e il marchio il cui valore è stimato oltre un milione.

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