Dolcetta Capuzzo, batterie spente.

Capolinea per Dicra, la società vicentina che produce ricambi e batterie per auto, moto e camion, controllata da Stefano Dolcetta Capuzzo, già patron della Fiamm (recentemente passata alla giapponese Hitachi), ex vicepresidente di Confindustria (in quanto molto vicino a Paolo Scaroni) ed ex presidente di Banca Popolare di Vicenza. Qualche giorno fa, infatti, il giudice del tribunale di Vicenza Giuseppe Limitone ha dichiarato il fallimento della società nominandone curatore Claudia Favero, che ne era stato commissario quando l’azienda a giugno del 2017 era stata ammessa alla procedura di concordato con riserva. Il fallimento è diventato indispensabile quando l’assemblea dei creditori di poche settimane fa ha bocciato a larga maggioranza il piano concordatario presentato. Dicra, che produce candele e candelette, lampadine, spazzole tergicristalli, filtri aria, filtri olio e filtri carburante, cavi e sonde, motorini di avviamento e alternatori, ha fatturato nel 2017 poco più di 3,2 milioni di euro, in caduta verticale dagli 8,2 milioni dell’anno prima, appesantita da debiti per circa 7 milioni.

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