Gesafin sul binario morto.

Il dietrofront dell’Agenzia delle Entrate e i mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione catalizzano la crisi di Gruppo Gesafin, la holding della famiglia Gorla specializzata in facility management per edifici, treni e p.a.. Silvano Cremonesi, infatti, è stato nominato commissario dell’azienda dal giudice Francesco Pipicelli del tribunale di Milano che ha ammesso la società al concordato con riserva. Il magistrato ha quindi accolto il ricorso presentato dagli avvocati Gianluca Minniti e Alberto Angeloni i quali hanno spiegato che la protezione della procedura, in attesa del piano, si rende necessaria dopo che l’azienda dal 2015 al 2017 ha visto ricavi in calo progressivo da 21 a 10,8 milioni e perdite in crescita dai 6,3 milioni del 2015 agli oltre 71 milioni di due anni dopo; mentre la situazione patrimoniale alla fine dello scorso ottobre evidenziava un patrimonio netto negativo di 70 milioni, appesantito da 52 milioni di debiti tributari.

Il gruppo, fondato nel 1983, è stato fornitore di Fs-Trenitalia, Trenord, Compass e diversi istituti scolastici lombardi. La crisi era iniziata già nel 2013 per “il ritardo sempre maggiore – si legge nel ricorso – riscontrato negli incassi dei clienti-enti pubblici e la conseguente impossibilità di onorare gli ingenti debiti tributari”. Nel 2016 il tribunale di Milano omologava un accordo di ristrutturazione del debito che prevedeva fra l’altro lo stralcio da parte del Fisco di 17,4 milioni di debito tributario a fronte di un debito complessivo di quasi 50 milioni. Ma in seguito “l’allungamento dei tempi di aggiudicazione delle nuove gare e il ritardo nelle dismissioni degli attivi” hanno causato l’impossibilità dell’azienda di onorare gli impegni assunti finché la crisi non è precipitata il principale creditore, l’Agenzia delle Entrate, ha recentemente dichiarato risolta l’intesa. Di qui la richiesta di concordato preventivo.

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