Libro blu, ma conti in rosso.

La nobiltà italiana non ha grande fiuto nell’editoria. Qualche settimana fa a Torino, infatti, nelle belle sale del Circolo del Whist in Piazza San Carlo si è tenuta l’assemblea dei soci della Libro d’Oro srl, la società che edita l’omonimo volume che spiega gli alberi genealogici di tutte le famiglie patrizie del nostro Paese, per esaminare il bilancio 2018. L’esercizio si è chiuso con una perdita di circa 20mila euro, ma i ricavi delle vendite del “libro blu” come viene chiamata la pubblicazione dai nobili italiani, sono crollati anno su anno da 36mila a 12mila euro. Per coprire il rosso gli azionisti hanno attinto alle riserve che sono calate a 27mila euro. A Torino erano presenti direttamente 20 soci tra i quali 7 conti, un principe, un duca e 3 marchesi fra i quali Luca Paveri Fontana che è presidente del Circolo del Whist (oltre ad essere uomo di fiducia degli Acutis, ricca famiglia torinese proprietaria fra l’altro di Vittoria Assicurazioni) mentre sono intervenuti per delega altri 42 azionisti. Per spingere i ricavi la società presieduta da Alberto Notarbartolo di Furnari e di cui amministratore delegato è Fabrizio Antonelli d’Oulx, aggiungerà la nuova pubblicazione dedicata alle residenze nobiliari. In assemblea qualcuno ha raccomandato un maggior rigore del libro blu nel pubblicare le famiglie i cui titoli nobiliari non siano conclamati mentre la società parteciperà al nuovo centro studi lanciato dal Corpo della Nobiltà Italiana alla cui presidenza è stato appena nominato il principe Don Carlos Gonzaga di Vescovato, intervenuto all’assemblea.

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