Il mercato boccia lo spritz olandese.

Lo scorso 27 marzo, in pieno coronavirus e nel bel mezzo dell’ostracismo olandese alla possibilità di emettere eurobond auspicata dall’Italia, la Davide Campari, società quotata a Milano di proprietà di Luca Garavoglia e produttrice fra l’altro del famoso “Aperol” alla base dello “spritz”, il più diffuso aperitivo nazionale, ha pensato bene di convocare un’assemblea straordinaria degli azionisti per votare il trasferimento della sede legale dall’Italia nientemeno che nei Paesi Bassi. La nuova Davide Campari con sede in Olanda ha avuto via libera dai soci, ma oltre il 15% dei soci presenti ha votato contro. Una percentuale altissima e per scoprirne i dettagli bisogna consultare i verbali dell’assemblea ove si spiega che i dissenzienti erano portatori di 280,6 milioni di azioni: e sono tutti (con pochissime eccezioni), i rappresentanti di fondi comuni italiani ed esteri. Insomma Garavoglia è riuscito a convogliare a suo sfavore il parere di tutto il mercato finanziario, cioè dei cosiddetti investitori istituzionali. Fra i grandi asset manager a bocciare il patron di Campari il Jupiter European Fund (14,3 milioni di titoli), i fondi Morgan Stanley (13 milioni) e il fondo sovrano norvegese (11 milioni).

Le motivazioni del trasloco sono state così spiegate dal consiglio d’amministrazione: la società di diritto olandese permette “l’introduzione di un meccanismo di voto speciale al fine di premiare l’azionariato con orientamento a lungo termine e incentivare lo sviluppo e il coinvolgimento continuativo di una base stabile di azionisti di lungo periodo, anche in funzione della realizzazione della strategia di crescita del gruppo mediante acquisizioni e integrazioni di player nel settore dei global spirit. In particolare, la versione proposta dello statuto della società prevede di confermare e rafforzare l’istituto del voto maggiorato ai sensi dell’articolo 127-quinquies del TUF, adottato dalla società da gennaio 2015”.

In altre parole la società di diritto olandese offre una modalità di voto più favorevole per l’azionista di maggioranza, come sa bene Mediaset che anch’essa ha trasferito nei Paesi Bassi la sede legale della nuova holding MediaForEurope per depotenziare Vincent Bolloré che ha il 30% del Biscione “italiano”. Meno noto è che qualche mese prima del trasloco proprio Garavoglia abbia venduto azioni della sua società a mani basse. La cosa è avvenuta nello scorso novembre quando l’imprenditore ha ceduto sul mercato 760mila titoli a 8,25 euro a fronte di un valore di carico di 5,39 euro cadauno. Insomma, Garavoglia ha incassato più di 6,2 milioni per azioni che aveva pagato complessivamente 4 milioni: un bell’esempio del citato “azionariato con orientamento a lungo termine”. Ma c’è di più. Durante l’assemblea, come si legge nei verbali depositati, il consiglio d’amministrazione ha escluso di trasferire in Olanda anche la sede fiscale, quindi la Davide Campari continuerà a pagare le tasse nel nostro Paese. La struttura di controllo fino al 2017 vedeva la quotata detenuta dalla società italiana Alicros: ma quest’ultima l’anno dopo è stata fusa per incorporazione nella Lagfin, un’accomandita lussemburghese di proprietà dello stesso Garavoglia che nell’ultimo bilancio presentava oltre 340 milioni di utili portati a nuovo e pagava zero tasse.

In tempi di coronavirus forse bisognerebbe lanciare un altro hashtag: #nomorespritz