Riva, l’acciaio torna in utile.
Lieve calo dei ricavi ma utile ritrovato per Riva Forni Elettrici (Rfe), il gruppo di siderurgia dell’omonima famiglia che opera su 21 siti produttivi e impiega oltre 5mila 100 addetti. L’azienda presieduta dal riconfermato Claudio Riva ha infatti chiuso il bilancio consolidato del 2025 (un anno di forte crisi del mercato siderurgica segnato da prezzi in calo) con un utile di 4,8 milioni di euro rispetto alla perdita di 173,8 milioni del precedente esercizio e ebitda ed ebit che da negativi sono diventati positivi rispettivamente da -122,2 milioni a 96 milioni e da -245,8 milioni a 32 milioni.
Lieve la battuta d’arresto del fatturato calato anno su anno da 3 miliardi a 2,9 miliardi con una produzione di tonnellate di acciaio diminuita da 5 milioni a 4,6 milioni. La vendita di prodotti siderurgici realizzati dalle società italiane del gruppo ha rappresentato il 12% dell’intero fatturato rispetto all’88% realizzato dalle controllate europee, anzitutto in Francia (oltre 1,2 miliardi). Riva ricorda nella relazione sulla gestione che nel 2025 la produzione italiana totale di acciaio grezzo è stata di 20,7 milioni di tonnellate in aumento del 3,7% sull’anno prima, ma comunque inferiore ai livelli del triennio 2021-2013. Con un patrimonio netto di 1,5 miliardi, Rfe ha visto la posizione finanziaria netta positiva migliorare anno su anno da 2,5 milioni a 51,4 milioni per l’aumento della marginalità e la variazione del capitale circolante netto.
Sempre nella relazione Riva sottolinea che nel primo trimestre di quest’anno “si assiste ancora ad una parziale ridotta marginalità con la necessità di ricorrere in alcuni siti, ove possibile, agli ammortizzatori sociali”. Del resto lo s corso agosto il gruppo ha chiuso la fase a caldo dello stabilimento di Thy-Marcinelle a Charleroi (Belgio). Tornando al primo trimestre di quest’anno il gruppo ha prodotto 1,6 milioni di tonnellate di acciaio (erano un milione nello stesso periodo del 2025) per un fatturato di 868 milioni (756 milioni).
