Affare Mediobanca per i Lucchini.

La fine dell’estate fa ricchi i Lucchini grazie al risiko bancario e all’uscita dal capitale di Mediobanca, di cui erano soci storici, avendo aderito all’opas lanciata da Mps. Qualche settimana fa, infatti, l’assemblea della Sinpar, cassaforte della dinastia bresciana, presieduta da Giuseppe Lucchini, ha deciso di distribuire ai soci un dividendo di 57,9 milioni tratto dall’utile ordinario di 63 milioni del 2025, quasi triplicato dai 22,7 milioni del 2024. Va segnalato che a metà dello scorso ottobre, poi, ai soci era arrivata un’altra cedola di 26,8 milioni tratta però dalle riserve. Il balzo del profitto è dovuto sia ai 24 milioni affluiti come dividendo dalla principale controllata Lucchini Rs (che opera nella produzione di acciaio ferroviario) ma soprattutto alla plusvalenza di 37 milioni registrata dalla vendita dell’intera partecipazione di Mediobanca, nel cui azionariato la famiglia entrò a seguito del rapporto fra Luigi Lucchini (padre di Giuseppe) e Enrico Cuccia, fondatore dell’istituto, facendo parte fin da subito del patto di sindacato. Sinpar fa capo ai tre eredi di Luigi in parti eguali: Giuseppe ed eredi, gli eredi della sorella Gabriella (scomparsa nel 2018) e Augusto Mensi, figlio dell’altra sorella Silvana (e amministratore delegato di Lucchini Rs) che la controllano tramite i rispettivi veicoli Gilpar, Gamico e Ausilco. Il bilancio consolidato ha segnato nel 2025 ricavi per 583 milioni rispetto ai 600 milioni del precedente esercizio con un utile però balzato anno su anno da 56,1 milioni a circa 91 milioni grazie ai proventi finanziari di 44 milioni costituiti per larga parte dalla citata plusvalenza.