Addio al principe Borromeo.

Scompare il 66enne Vitaliano Borromeo Arese, uno degli esponenti più noti dell’aristocrazia milanese, 11° capo del ramo primogenito della casata che annovera gli avi anche San Carlo Borromeo, e presidente e proprietario del gruppo quotato Kaleon attivo nel settore immobiliare-turistico che ha il cuore dei suoi affari nelle Isole Borromee sul lago Maggiore. Vitaliano era figlio di Giberto e Bona Orlando e alla morte del padre, nel 2015, ne ereditò i numerosi titoli: Principe d’Angera, Conte di Arona, Conte delle Degagne di San Maurizio, Conte di San Martino, Conte di Maccagno Imperiale, Signore di Omegna, Vigezzo, Vergante, Agrate, Palestro e Cannobio, Signore di Camairago, Guardasone e Laveno, Consignore della Pieve di Seveso, Patrizio Milanese e Grande di Spagna di prima classe. Era sposato con Marina Munafò da cui ha avuto due figli, Giberto e Lodovico.

Kaleon è proprietaria di 5 siti museali che comprendono il Palazzo e i giardini di Isola Bella e Isola Madre, il Parco Pallavicino, il castello della Rocca di Angera e i Castelli di Cannero, cui si aggiungono 500 ettari boschivi al Mottarone con attrazioni e attività outdoor (parco avventura, noleggio bike, sci alpino, ristorazione). Tra il 1989 e il 2008 Vitaliano fu a fianco del genitore ricoprendo incarichi di crescente responsabilità all’interno del gruppo So.ge.par. (produzione di acciai) fino a diventarne amministratore delegato. Nel 2008 il colosso finlandese Outokumpu, quarto produttore mondiale di acciaio inossidabile, comprò l’azienda della famiglia, che allora fatturava 560 milioni, per 215 milioni di euro in contanti, cui si aggiunsero 120 milioni di debiti che l’acquirente si accollò. In quell’anno per gestire l’ingente liquidità frutto della cessione nacque la G.B.Par., che portava le iniziali del padre di Vitaliano. Il quale aveva un rapporto strettissimo con Roberto Mazzotta, presidente della Banca Popolare di Milano dal 2002 al 2009. Si spiega così perché i Borromeo investirono massicciamente in titoli dell’istituto meneghino sia sotto la presidenza Mazzotta sia quando lo scettro passò al finanziere Andrea Bonomi, figlio di Carlo e Emanuela Bolchini. E le tracce di questo doppio legame si ritrovano ancora oggi perché Mazzotta è consigliere di Kaleon e Bonomi nominò Vitaliano nel board londinese di Investindustrial Industrial Advisor.

I rapporti consolidati con Mediobanca, Bonomi Bpm e Bonomi si allargarono quando nel 2004 i Borromeo si collegarono a un’altra dinastia non nobile di nascita ma finanziariamente ed economicamente rilevante: gli Elkann. Il 4 settembre di quell’anno, infatti, la Rocca di Angera di proprietà della casata milanese ospitò il matrimonio tra Lavinia Borromeo e John Elkann, nipote dell’avvocato Giovanni Agnelli, scomparso l’anno prima. Lavinia è figlia di Carlo Borromeo Arese, fratello di Giberto, ed è la seconda tra le sorelle Isabella e Matilde oltre a Beatrice e Carlo. Sei anni fa Elkann si lanciò a titolo personale nel business delle grandi compravendite ristrutturazioni immobiliari il principe entrò col 10% nel capitale di Merope Asset Management, che sviluppa importanti progetti nel real estate dei “trophy asset” chiamato dal timoniere Pietro Croce e di Merope fu socio anche il principe.

Borromeo Arese allargò i suoi affari anche al private equity aggiungendo alla Investindustrial di Bonomi alcuni investimenti promossi dal fondo Alto Partners e ultimamente comprò lo storico palazzo milanese in Corso Magenta di proprietà della famiglia titolare del negozio di abbigliamento “Bardelli” per trasformarlo in un boutique hotel.